Darwin, il «disegno intelligente» e la scienza
Bush, Ratzinger & C. contro Darwin

David Pestieau e Dominique Meeùs (http://www.solidaire.org/international/article.phtml?section=A1AAAGBM&object_id=32407) intervistano il professor Christian de Duve, premio Nobel per la medicina, sul processo dell’evoluzione

da http://www.michelcollon.info/articles.php?dateaccess=2006-09-20%2006:08:30&log=invites

(traduzione di Curzio Bettio di Soccorso Popolare, da http://www.resistenze.org/sito/te/cu/sc/cusc6l07.htm)

Alle origini della vita

20 settembre 2006

Partita dagli Stati Uniti, una nuova teoria, denominata «disegno intelligente», rimette in causa, se non proprio il processo dell’evoluzione, quanto meno la teoria di Darwin. L’esiguo gruppo di scienziati, che difende questo «disegno intelligente», pretende che esista ben altro che la sorte e la selezione naturale alla base dell’evoluzione animale ed umana. Sarebbe indispensabile l’intervento di un essere superiore, se certi fenomeni si sono manifestati. Le Chiese protestanti negli Stati Uniti, il presidente Bush, ed oggi anche il nuovo papa Benedetto XVI, sembrano dare credito a questa novella teoria. La stragrande maggioranza degli scienziati la rigetta. Per saperne di più, siamo andati ad incontrare un gigante della scienza in Belgio, Christian de Duve, nel 1974 premio Nobel per la fisiologia e la medicina, autore di Ascoltando il vivente [2] e, di recente, di Singolarità [2].

Christian de Duve è il solo premio Nobel belga ancora in vita. Oggi ha 88 anni. Nato in Inghilterra nel 1917, aveva fatto i suoi studi a Lovanio e si era appassionato alla ricerca. In particolare all’azione dell’insulina, una sostanza la cui carenza è alla base del diabete. Ma a dare una svolta alle sue ricerche è stata la sorte che gli ha fatto scoprire un componente essenziale della cellula vivente, il lisosoma, in qualche modo lo stomaco della cellula. Questa scoperta gli ha valso nel 1974 il premio Nobel per la Medicina. Christian de Duve ha diretto per molto tempo due centri di ricerca, l’uno all’UCL, l’Università Cattolica di Lovanio, in Belgio, l’altro a New York, presso la Rockefeller University. Nel 1974 ha fondato l’Istituto di Patologia Cellulare che porta il suo nome, presso la sede dell’UCL, a Woluwé-St. Lambert (Bruxelles). Dopo una ventina d’anni, ha abbandonato la ricerca nel campo della biochimica, per interessarsi dell’origine della vita.

Quando siamo entrati nel suo studio, presso il campus di Woluwé, abbiamo incontrato un professore che, malgrado la sua età molto avanzata, ci ha letteralmente conquistato per tutto il tempo che è durata la nostra intervista.

Professor de Duve, la ringraziamo molto per averci accordato questo incontro. 
Secondo un recente sondaggio, il 21 % dei Belgi rimettono in questione la teoria evoluzionista di Darwin. Potrebbe riassumerci le prove della teoria dell’evoluzione ?

Christian de Duve. Oggi, l’evoluzione non è più una teoria, è un fatto! Si trattava di una teoria quando è stata proposta due secoli fa. Una teoria che si richiamava all’ipotesi delle trasformazioni, secondo la quale gli esseri viventi si sono trasformati progressivamente fino a dar luogo all’origine degli umani. Questa ipotesi si basava sui reperti fossili. Da allora, molti di più sono stati i dati forniti sui fossili, sulla loro età, grazie ai progressi della geologia. Risulta chiaro che esiste una relazione tra la complessità degli esseri viventi che ci hanno lasciato dei fossili e l’età dei terreni dove questi sono stati reperiti. Più un fossile è complesso, più è giovane.

Ma quello che prova in modo inconfutabile questa teoria e lo estende a ciò che non ha lasciato resti fossili sono le similitudini che esistono fra i geni che esercitano la medesima funzione in esseri viventi differenti. Si ritrovano gli stessi geni nell’uomo, nel verme di terra, nella medusa, nella mosca, negli alberi, nei microbi, dato che le funzioni biochimiche sono le medesime. Oggigiorno, si conoscono centinaia di geni che esercitano la medesima funzione in esseri viventi differenti. E che manifestamente derivano da un antenato comune. I geni sono delle successioni, delle catene chimiche, costituite da un altissimo numero, spesso da migliaia di unità molecolari di cui esistono quattro varietà distinte, rappresentate dalle loro iniziali: A, G, C, T (n.d.t. A: Adenina; G: Guanina; C: Citosina; T: Timina). Potrebbero essere paragonati a frasi molto lunghe scritte con un alfabeto di quattro lettere. Si chiama sequenza l’ordine con il quale le lettere si succedono, in qualche maniera l’ortografia della parola genetica. Oggi conosciamo sequenze di migliaia di geni. La comparazione di queste sequenze ha rivelato che i geni che esercitano la medesima funzione in esseri viventi diversi discendono da un gene ancestrale attraverso le sostituzioni di una lettera con un’altra e quindi attraverso altri cambiamenti di ortografia (mutazioni).

Noi siamo ancorché differenti dallo scimpanzé, dal cavallo ?

Christian de Duve. Evidentemente. Ma le similitudini sono talmente vicine che provano chiaramente la discendenza dei geni, e dunque delle loro proprietà, a partire da una forma ancestrale unica. Non ci sono che le similitudini a diventare rivelatrici. Ci sono sicuramente delle differenze. Queste permettono di ricostruire il corso dell’evoluzione sulla base del fatto che il numero di mutazioni aumenta con il tempo. Così, ad esempio, un determinato gene umano differisce dal medesimo gene nello scimpanzé per una sola lettera, nel cavallo per 10, e nella mosca per 21. Questo genera la successione mosca-cavallo-scimpanzé-uomo nell’ordine d’arrivo nell’evoluzione. Insomma, per essere semplicisti, (dato che la questione è molto complicata), è possibile ritrovare le similitudini nelle sequenze dei geni come prove di una parentela comune e le differenze permettono di ricostruire l’albero genealogico.

Ma l’apparizione della vita non richiama essa stessa qualcosa di particolare ?

Christian de Duve. Certamente sì, ma non nel senso inteso dalla teoria del vitalismo, che è stata abbandonata già da cinquant’anni. Il vitalismo, vale a dire che gli esseri viventi sono formati da materia animata da un soffio vitale, qualcosa di immateriale che anima la vita. Tutto il nostro linguaggio corrente è impregnato di vitalismo. Si parla del soffio della vita, di “rendere l’anima”... Gli scienziati di un secolo fa erano quasi nella totalità vitalisti. Come il biologo Pasteur, che riteneva che la vita facesse intervenire un principio vitale. Ma attualmente, il vitalismo è stato abbandonato, dato che noi abbiamo talmente tante prove che la vita si manifesta in termini strettamente fisici e chimici, attraverso reazioni chimiche, strutture chimiche. Si comprende la vita, e la vita viene compresa così tanto bene che adesso possiamo intervenire nei suoi ambiti, compiere manipolazioni. Tutti conoscono le manipolazioni e l’ingegneria genetica, la biotecnologia…

Da lungo tempo esiste una corrente, che mette in discussione il darwinismo, il creazionismo, che crede ad una lettura letterale della Bibbia. Ma oggi è apparso qualcosa di nuovo, la teoria del disegno intelligente. Precisamente di cosa si tratta ?

Christian de Duve. Il disegno intelligente non è niente di nuovo. Si tratta di un termine nuovo, ma niente d’altro. La teoria del disegno intelligente ha avuto i suoi difensori già duecento anni fa. All’epoca si chiamava “finalismo”, che era apparentato al vitalismo. Il finalismo afferma che le strutture viventi sono state create in funzione di un obiettivo. Il finalismo introduce nella nascita della vita l’intervento di una entità superiore, esterna, che dirige l’evoluzione verso una meta. Il disegno intelligente non è altro che una versione moderna del finalismo. Secondo i sostenitori del disegno intelligente, alcune fasi dell’evoluzione, dell’origine della vita, sono inspiegabili senza l’intervento di una entità direttrice che ha orientato i fenomeni. Ma tra il finalismo e il disegno intelligente, c’è stato Darwin.

Quello che Darwin postula è che le modificazioni genetiche, che si sono prodotte durante l’evoluzione, si sono prodotte in maniera accidentale. Ed è la selezione naturale che, a posteriori, mette in atto la cernita fra le varianti differenti. Le specie che sopravvivono sono quelle che nelle condizioni chimiche e fisiche acquisite all’epoca hanno più possibilità di sopravvivere e di avere una discendenza. Per chiarezza, se voi avete molteplici varianti in competizione per le medesime risorse, sono quelle che tendono a riprodursi più velocemente che emergeranno. Tutta la biologia moderna è arrivata a confermare la teoria di Darwin sui meccanismi dell’evoluzione. In una certa misura siamo in presenza di un processo accertato ai nostri giorni, illustrato, ad esempio, dai microbi che diventano resistenti agli antibiotici.

Per comprendere la differenza fra le due teorie, immaginate dei batteri in un flacone. Cominciate a riscaldarlo e progressivamente vedete sparire alcuni tipi di batteri. Molto presto, resta solamente un tipo di batterio ad una certa temperatura. Ragionevolmente, questa varietà aveva acquisito i mezzi migliori per resistere al calore. Per i fautori del finalismo e del disegno intelligente, esiste un’entità che si è detta: “Quella cosa sta diventando calda, è tempo di prepararsi!”, ed ha modificato i geni di quei microbi, in conseguenza al fatto di avere fabbricato delle proteine più resistenti al calore. La modificazione genetica è avvenuta in funzione di uno scopo, quello di resistere al calore.

Dopo il darwinismo, tutti questi microbi sono soggetti a delle modificazioni genetiche cieche e attraverso queste, quelle che hanno condotto a meglio resistere al calore emergono per selezione naturale quando la temperatura aumenta. La selezione naturale sceglie i prodotti del caso per fornire la forma più resistente al calore.

Ma Darwin non spiega tutto ?

Christian de Duve. Evidentemente. Alcuni scienziati hanno tentato di spiegare certi fenomeni attraverso altri fattori. È a questo punto che si insinua il disegno intelligente. Costoro riprendono un certo numero di esempi per affermare che alcuni fenomeni restano privi di spiegazione. 

Prospettano che, ad esempio non è possibile spiegare la complessità di un occhio con la sola evoluzione dovuta al caso e alla selezione naturale…

Christian de Duve. L'occhio ? Ce ne sono almeno sette varietà differenti: andate a vedervi gli occhi di un polipo, di una mosca o di un uomo. Sono avvenute delle evoluzioni con degli adattamenti differenti. Possiamo trovare dei rappresentanti di esseri viventi primitivi che hanno delle forme primitive di occhio, che avrebbero potuto essere precursori dell’occhio. Ad esempio, su alcuni batteri voi potete riscontrare delle piccole tracce che sono sensibili alla luce. Dunque, la reazione alla luce appare molto presto. Possiamo ricostruire la storia dell’occhio a partire dall’evoluzione progressiva di questa piccola macchia foto-sensibile. Abbiamo avuto numerosissime tappe, che si sono succedute, lo dimentichiamo troppo spesso, attraverso tempi assolutamente lunghi, che si possono conteggiare in migliaia di millenni. Si possono rifiutare gli argomenti del disegno intelligente sulla base di quello che si conosce.

La piccola minoranza di scienziati che difendono la teoria del disegno intelligente avanzano che certe fasi sono prive di spiegazione.

Christian de Duve. Dal momento che si afferma che qualche fenomeno non può avere spiegazione, si esce dal dominio della scienza. Dato che la scienza è fondata su una ipotesi di partenza: che i fenomeni hanno tutti una spiegazione. Non serve a nulla costruire laboratori, fare delle ricerche, se non si prende come punto di partenza che quello che si ricerca è spiegabile. Se io dico che qualche cosa non è spiegabile, io escludo l’oggetto della mia ricerca e chiudo il laboratorio. Come scienziato, si potrebbe asserire che qualche fenomeno non è spiegabile solo quando si sono esaurite tutte le possibilità di spiegazione. Se alla fine ci si arena, eventualmente si potrebbe concludere che il fatto non è “al momento” spiegabile. Ma al presente non ci si trova in questa situazione. Direi piuttosto il contrario, che ci troviamo nella situazione opposta. Osservate quello che è stato scoperto in biologia durante il corso della mia vita. Quando ero studente all’Università, 70 anni fa, non si conosceva praticamente nulla sul mondo del vivente. E il poco che si conosceva, era stato appreso durante gli ultimi cinquant’anni. Quello che si è scoperto in seguito è assolutamente inimmaginabile : le proteine, migliaia di enzimi, migliaia di reazioni chimiche, il codice genetico, la struttura del DNA... Passo dopo passo, l’ipotesi di base della scienza che i fenomeni hanno tutti una spiegazione si è verificata. In biologia, non è proprio il momento di affermare che non ci sono spiegazioni. Restano cose da spiegare, ma non bisogna confondere l’inesplicato con l’inesplicabile. Se tutto fosse spiegato, potremmo allora chiudere i laboratori, ma questo è ben lontano dall’essere.

Possiamo dire che gli assertori del disegno intelligente e i creazionisti sono sulla medesima lunghezza d’onda ?

Christian de Duve. I sostenitori del disegno intelligente sono degli scienziati, in generale non sono avversari dell’evoluzione, ma sono contrari al darwinismo. Per costoro, non ci sono solo le cause naturali, vi è anche un’influenza di un’entità immateriale. I creazionisti non sono sulla stessa lunghezza d’onda, dato che rifiutano perfino l’evoluzione e accordano tutto il loro credito al racconto biblico accettato in modo letterale. E sono ben contenti di incontrare degli scienziati che affermano che « la scienza non spiega tutto », cosa che può giustificare l’intervento divino.

Lei ha preso posizione contro questa nuova forma di oscurantismo. Lei afferma di essersi sentito in dovere di parlare.

Christian de Duve. Attualmente non è la religione ad essere messa sotto questione. Io mi sono sentito in dovere di dire: là, dove quello che ci si propone di credere è in contraddizione con quello che la scienza ha stabilito senza ombra di dubbio, là bisogna cambiarne il testo, questo è tutto. Certamente che la teoria del disegno intelligente è accolta con gioia da numerose migliaia di religiosi, e sembra persino dal Vaticano. Nell’ottobre 1996, ho assistito alla riunione dell’Accademia Pontificia delle Scienze, in cui il Papa Giovanni Paolo II ha dichiarato solennemente che “l’evoluzione non è più una ipotesi”. Queste sono state le sue parole. Ora, il cardinale Schönborn, con l’appoggio del nuovo Papa, dichiara : “L’evoluzione non è più un’ipotesi, ma con questo non si vuole affermare che il darwinismo sia la spiegazione di tutto” E il Pontefice ha inoltre aggiunto: “Noi non siamo proprio il risultato accidentale, senza significato, dell’evoluzione”.

[1] À l’écoute du vivant, Odile-Jacob, Paris (2002).

[2] Singularités, Jalons sur les chemins de la vie, Odile-Jacob, Paris (2005).